“VIVERE UN SUONO”:
quello delle campane che da sempre ritmano il tempo della quotidianità.
Questa Mostra, intitolata “Vivere un suono”, è stata pensata e voluta insieme dal Centro Culturale San Pietro e Paolo, dalle Scuole Medie Statali “E. Fermi” e dalla PRO LOCO Gerenzano in quanto, dopo aver vissuto l’esperienza del restauro delle campane e della loro reinstallazione nel campanile, si è avvertita l’esigenza di consegnare alla cittadinanza, e soprattutto alla componente giovanile, la testimonianza di quanto sia importante partecipare agli avvenimenti che coinvolgono il territorio, per trarne forza e stimolo in futuro a creare e progettare sempre più eventi e occasioni d’incontro, prendendo spunto da episodi che interessano la vita della nostra comunità.

In particolare ci piace sottolineare che il percorso di preparazione alla Mostra, ha visto impegnati i ragazzi della Scuole Media Statale “E. Fermi” in un lavoro di ricerca appassionante, sotto la guida delle insegnanti, ma anche con il loro diretto coinvolgimento, confermando così la “positività” dell’iniziativa, che ci auguriamo tutti di ripetere ogni qualvolta la storia attuale del nostro paese offrirà un’occasione di rilievo artistico-culturale.

Soffermiamoci adesso sul titolo che abbiamo dato a questa Mostra: “Vivere un suono” ; con esso si è voluto richiamare l’attenzione del visitatore sul fatto che le campane e il loro suono fanno parte della nostra quotidianità e partecipare a questa iniziativa vuol dire riconoscerne l’importanza.

Ma abbiamo veramente riflettuto sulla presenza di questo suono (parliamo di campane ma ci riferiamo non solo alle campane classiche ma anche a campanacci, campanelli e campanelle) e dei “bronzi” che lo producono?

La nostra vita scolastica è ancora segnata dal loro suono, l’entrata nelle nostre case di un’ospite ci viene annunciata dal loro suono, nelle aule di un tribunale la richiesta di silenzio o di attenzione è richiamata dal loro suono, il passare delle ore e delle mezze ore è scandita dal loro suono. Una volta il loro suono serviva per richiamare a tavola i commensali , come pure si usava negli orti per avvertire della presenza del padrone; gli animali al pascolo ancora oggi nelle nostre montagne sono accompagnati dal loro suono, la vita religiosa di una comunità si basa sul loro suono: suonano nel momento più importante della santa Messa, suonano quando lasciamo la nostra vita terrena e le sentiamo suonare (si fa per dire) quando proviamo un’emozione intensa e meravigliosa, che vogliamo di più?
"CINQUE CAMPANE, UNA STORIA"

Le campane tornano a Gerenzano: due classi assistono ad un evento. Non si verifìcherà più per molti anni.
Venerdì 2 Aprile 2004 due classi della Scuola Media Statale "E. Fermi", dalle ore otto alle nove, si sono recate in Piazza De Gasperi, in compagnia dei rispettivi professori, per ammirare le campane che hanno scandito la storia del paese e quella della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo.
Queste, infatti, dopo un lungo periodo di restauro, sono tornate sul campanile, pronte a riprendere i loro importanti compiti, tra cui quello di richiamare i fedeli alla Messa. I ragazzi hanno potuto vederle da vicino in quanto le campane, poggiate su un camion, erano in attesa di essere collocate nella loro sede naturale.
In piazza, ad aspettare le classi, c'era Don Andrea, che ha raccontato la storia delle campane ed ha dato molte informazioni sul loro funzionamento.

I ragazzi hanno così saputo che la campana principale risale al 1850 ed ha un battacchio grande quanto una gamba umana, che è affiancata da altre quattro "più giovani", una delle quali è del 1982. Molte le decorazioni incise, le immagini dei santi con i simboli che li rappresentano e le scritte in latino.
Eccone alcuni esempi, tradotti in italiano: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa."; "Regina, concepita senza peccato originale, prega per noi"; "Dalle insidie del diavolo liberaci, Signore".

Accanto alle campane più grandi, i ragazzi hanno potuto vedere anche una più piccola, su cui è presente, tra le decorazioni simboliche, una foglia di salvia, che ha attirato la curiosità di tutti. Pianta medicinale usata nell'antichità per purificare e salvare il corpo, sulla campana può indicare la purificazione e la salvezza dell'anima.

Alla fine della visita, durata un'ora, i ragazzi hanno ringraziato Don Andrea ed hanno scattato molte foto per ricordare l'avvenimento insolito poi, percorrendo alcune vie del paese, sono ritornati a scuola.

Dalia Maria Porro e i compagni della 2° A
RICERCA STORICA SULLE CAMPANE


LA CAMPANA
La campana è uno strumento a percussione, costituito da un vaso rovesciato, generalmente di metallo, ma anche di legno o porcellana, che produce suono se percosso da un battaglio o da un martello. Il battaglio può essere fissato all'interno di essa oppure lo strumento può essere percosso da un martello manovrato direttamente dalle mani o da un meccanismo esterno. Le campane sono classificabili tra gli idiofoni, cioè strumenti nei quali il materiale solido, con il quale sono costruiti, vibra per produrre suono. Dall'opera " Origines " di Isidoro di Siviglia, il termine campana deriverebbe da Campania, regione ove venne prodotto un bronzo di uso liturgico voluto dal vescovo di Nola, Paolino.

FUSIONE DI UNA CAMPANA
Nel processo di fusione vengono utilizzati calchi in materiale refrattario, uno interno e l'altro esterno, il metallo fuso viene fatto colare tra le due forme. Quando il metallo è freddo le forme vengono aperte e l'oggetto levigato, con maggiore cura all' interno per ottenere l'intonazione desiderata.

USO DELLE CAMPANE
Sin dai primordi vennero impiegate come strumenti per inviare messaggi, ma anche come oggetti rituali o magici, come amuleti, come segni di riconoscimento. L'uso delle campane è testimoniato nelle chiese europee durante il corso dell'Alto Medioevo e il loro apporto sociale e culturale è stato fondamentale.

EVOLUZIONE DELLE CAMPANE NEL TEMPO
Le prime campane furono costruite utilizzando una lastra di metallo, solo in seguito vennero fuse in bronzo. La campana emisferica conosciuta nell'antichità si sviluppò seguendo percorsi differenti, basti pensare per esempio che in Oriente assunse la forma allungata ad alveare con pareti di spessore uniforme. Dal XV secolo la tipica forma della campana occidentale riuscì a raggiungere un notevole grado di perfezione. Nel Cinquecento gli artigiani fiamminghi, costruttori di campane, erano in grado di costruirne di così intonate da poterle suonare insieme ed eseguire composizioni musicali. In Italia i più celebri fonditori di campane furono i maestri toscani: lucchesi, pisani e fiorentini.


CURIOSITÀ

Le prime campane furono costruite in Cina già prima del 2000 a.C., come anche in Egitto, nella Grecia e nella Roma antica.
In Occidente le campane vennero utilizzate anche all'interno delle torri con orologi; queste venivano inizialmente percosse da martelli, ma ciò provocava spesso la rottura del bordo. I costruttori perciò cominciarono ad utilizzare con maggiore frequenza battagli interni e rinforzarono i bordi con anelli metallici di maggiore spessore.

Il timbro delle campane deriva da altezza, larghezza, spessore e dalla morfologia generale, ma il vero timbro è dato dalla sovrapposizione di "numerosi timbri parziali", prodotti dalle vibrazioni delle diverse sezioni della campana stessa.

La più grande campana si trova a Mosca, risale al XVIII secolo e il suo nome è Zar Kolokol (Zar Campana). In Italia campane di grandi dimensioni e antichità si trovano a Roma, ai Musei Lateranensi, in San Pietro (1289) e nella basilica dei Santi Apostoli.

In Lombardia antichi esemplari si trovano presso il Monastero di Morimondo (1335) e nel Museo del Risorgimento di Milano. Tale campana detta "Campanone" si trovava sino al 1848 sulla torre del Broletto e venne fusa nel 1352 da Ambrogio De Calderariis. A Milano numerose dinastie di artigiani, anche itineranti, si specializzarono nella produzione di campane. Ci sono pervenuti i nomi di alcune famiglie come i Calderari, i Brusca, i Bonavilla poiché dal XTV secolo si apponeva sulle campane la " firma " dei fonditori. La più antica campana milanese appartiene alla basilica di Sant'Eustorgio.

A Bergamo la voce del " Campanone " ancora oggi perpetua 1' antica usanza medievale di ricordare l'ora della chiusura delle porte della città per il coprifuoco, con 180 colpi suonati alle ventidue. La torre che la ospita è la Torre Civica presso il Palazzo della Ragione, nella Piazza Vecchia di Città alta. A alle nove del mattino i rintocchi "del Campanone" ricordano la convocazione dei Consigli Comunali di epoca medioevale battendo nove colpi. La campana è stata salvata da Mons. Locatelli dalle razzie dei tedeschi che nel 1943 volevano fonderla per farne cannoni.


Un po' di storia delle campane...


LINK: la Campanella - 1ª campana - 2ª campana - 3ª campana - 4ª campana - 5ª campana -

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A questo link, potete ottenere il censimento delle nostre campane curato dal sig. Matteo Colzani di Gerenzano, membro della Federazione Campanari Ambrosiani  - gruppo che si occupa di tener viva la tradizione e l'arte campanaria, mantenendo i sistemi manuali funzionanti (campane suonate a corda, tastiere manuali per le melodie) o affiancandoli a quelli automatici, realizzando anche ricerche storiche per sensibilizzare le parrocchie a questa tematica.





...Il Biondo fece scattare il grilletto e il grilletto scattò. Ma il colpo non partì.
Allora don Camillo lo fece partire lui un colpo: e il colpo partì e arrivò giusto al segno perché i cazzotti di don Camillo non facevano mai cilecca.
Poi si buttò sul campanile e, alle undici di notte, scampanò a festa per venti minuti. E tutti dissero che don Camillo era diventato matto: tutti meno il Cristo dell’altare che scosse il capo sorridendo, e il Biondo che, correndo attraverso i campi come un pazzo, era arrivato in riva al fiume e stava per buttarsi nell’acqua nera: ma il suono delle campane lo raggiunse e lo fermò.
E il Biondo tornò indietro perché aveva udito come una voce nuova per lui. E questo fu il vero miracolo perché una pistola fa cilecca è un fatto di questo mondo, ma la faccenda di un prete che si mette a scampanare a festa alle undici di notte è roba davvero dell’altro mondo.


Da “Don Camillo” di Giovannino Guareschi - Edizioni BUR, 1997