Una riflessione per ogni mese, Giugno 2006
il Padre Nostro commentato da San Francesco

1ª meditazione:1

«E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l'intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti».

2° approfondimento:2

« Dopo di averci fatto volgere lo sguardo all'esterno, alle nostre necessità materiali, la preghiera del Poter ci introduce nel nostro mondo interiore, ci aiuta a conoscere noi stessi, la cosa più difficile e saggia. «Rimetti a noi i nostri debiti», ossia — come precisa la pericope del Vangelo di Luca — «i nostri peccati»: è un grido di dolore e di amore che ci umilia e ci solleva, ci affligge e ci consola. Permette alla nostra coscienza, imprigionata, di spezzare la catena delle proprie colpe e di conquistare quella libertà per la quale Dio l'ha creata (cfr. Gv 8,34-36). Con la libertà dal peccato, il nostro spirito riconquista la pace e nella pace la gioia. In conseguenza, il cristiano che, convinto e consapevole, recita il «Padre nostro», non conoscerà la disperazione, nel suo cuore non albergherà il rimorso, ma la speranza.

Per facilitare questo compito, soffermiamoci un attimo a considerare la preziosità della coscienza e le cause dei suoi «guasti». Creata da Dio, riempita della sua presenza e fatta eco della sua voce, la coscienza rappresenta la «vetta e la scintilla dell'anima» — definizione degli Scolastici —, è l'organo delle scelte responsabili per il bene o per il male, per il vero o per il falso. Per questa sua funzione deve essere ritenuta come lo strumento da cui dipende la costruzione della nostra personalità, l'affermazione della nostra dignità. Ma proprio perché tanto preziosa, la coscienza è minacciata dal «nemico dell'uomo», il diavolo (cfr. Ef 6,11) coi suoi alleati interni: le passioni e i vizi; ed esterni: gli errori e gli scandali. Se non viene difesa, a furia di concessioni, spinte prodotte da certi modi di pensare, da ambienti, compagnie, letture, spettacoli, interessi particolari, influssi negativi derivanti da certi tipi di scuola e di vita familiare, si arriva al deterioramento della coscienza, fino a non distinguere più il bene dal male, alla giustificazione del peccato e al disprezzo della virtù. Inizio questa meditazione presentandomi a te, mio amato Redentore, umiliato e confuso, come la donna adultera del Vangelo; lacerato dai rimorsi della mia coscienza di cui non ho ascoltato la voce; minacciato da chi mi vuoi male sempre pronto a sfruttare a suo vantaggio il mio peccato. Difendimi tu, che essendo senza peccato e quindi il solo in grado di scagliare la «prima pietra», sei invece l'unico a comprendermi e perdonarmi. Fai risuonare nel fondo del mio cuore le parole confortanti: «Io non ti condanno..., va' e d'ora in poi non peccare più» (Gv 8,11).

Un'altra cosa ti chiedo, o Agnello di Dio che togli i peccati del mondo: fammi comprendere la forza comunitaria di quel «rimetti a noi i nostri debiti». Con te e per te, che anch'io, piangendo ed espiando, sappia chiedere ed ottenere il perdono per i miei fratelli peccatori. Perdona, in primo luogo, quei fratelli le colpe dei quali sono in qualche modo imputabili a me: o perché col mio cattivo esempio li ho indirizzati sulla via del male, o perché con una mancata testimonianza di opere buone non li ho aiutati a ravvedersi. Perdona infine a tutti i fratelli peccatori, coi quali — seguendo il tuo esempio — mi sento solidale. «Per un arcano e misericordioso mistero della divina Provvidenza, gli uomini sono uniti tra di loro da uno stretto rapporto soprannaturale, in forza del quale il peccato di uno solo reca danno a tutti e a tutti porta beneficio la santità del singolo» . Incoraggiato da queste parole del tuo Vicario qui in terra, io ti dico: accetta la mia preghiera per i peccatori e per me, il peggiore di tutti, portaci al Padre, intercedi per noi perché ci accolga al banchetto celeste preparato per noi «fin dalla fondazione del mondo» (Mt 25,34).».

3° approfondimento:3 - Sant’Ambrogio - De sacramentis

« Che cos'è il debito se non il peccato? Dunque, se tu non avessi accettato il denaro proveniente dal prestito di un estraneo, non saresti nel bisogno, e per questo ti viene imputato il peccato. Avevi il denaro con il quale nascere ricco. Eri ricco, perché creato ad immagine e somiglianza di Dio. Hai perduto ciò che possedevi, cioè l'umiltà; mentre cercavi di tutelare la tua insolenza, hai perduto il denaro: sei diventato nudo come Adamo. Hai contratto col diavolo un debito che non era necessario. Perciò tu, che eri libero in Cristo, sei diventato debitore del diavolo. Il nemico aveva la tua garanzia, ma il Signore l'ha crocifissa e l'ha cancellata col suo sangue.Ha annullato il tuo debito, ti ha restituito la libertà. Dice bene perciò: e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Considera che cosa dice: «Come rimetto io, così anche tu rimetti a me». Se tu perdoni, hai ragione di chiedere di essere perdonato. Se non perdoni, come osi rivolgerti a lui?.»


1 dalla Parafrasi del «Padre Nostro» nelle FONTI FRANCESCANE Editio Minor – ed.ne 1987, Editrici Francescane
2 l’intero approfondimento è tratto da «Pregare come ha pregato Gesù», Edizioni O.R.- Milano 1981, di Padre Ludovico Profili dell’OFM, convento di Santa Maria della Spineta – Fratta Todina (PG)
3 l'intero approfondimento è tratto da «Il PADRE NOSTRO nella catechesi antica e moderna», Edizioni Dehoniane- Roma 1994, di Santos Sabugal

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